Le donne e la medicina: il ruolo della donna in medicina nel corso dei secoli.

Di Angelica Doni

“La donna è stata bloccata per secoli. Quando ha accesso alla cultura è come un’affamata. E il cibo è molto più utile a chi è affamato rispetto a chi è già saturo”

Rita Levi Montalcini

Per secoli le condizioni storiche e sociali hanno fatto si che la medicina fosse considerata un campo prettamente maschile. Gli uomini avevano un maggiore accesso agli studi, migliori possibilità di carriera e soprattutto maggiori sbocchi lavorativi. Le donne erano condizionate dalla tradizione millenaria di doversi occupare solamente delle arti domestiche e della maternità. Erano viste solo come mogli e madri, esseri deboli ed emotivamente labili. Nonostante questa disparità, sono innumerevoli le ragazze e le donne che hanno da sempre lottato per far sentire la loro voce, per far conoscere le proprie idee e le proprie scoperte, per farsi largo in questo ambiente ostile. Grazie a loro e al loro impegno è stato possibile fare passi da gigante in questa disciplina. Malgrado ciò, è un fatto che, fino all’inizio del nostro secolo, le donne di scienza sono state di volta in volta osteggiate, ignorate, derubate dei loro meriti e dimenticate. Anche quelle che nella loro epoca hanno ricevuto rispetto e riconoscimenti, più tardi verranno ridimensionate o screditate dagli storici. Le loro scoperte svaniscono o vengono attribuite ad un uomo. E’ invece giusto che il loro contributo venga ricordato e che la loro storia sia raccontata.

Donne mediche nelle prime civiltà.

EGITTO  =  Anche alle donne era concesso esercitare l’arte della medicina. Nella Casa della Vita di Sais le sacerdotesse – chiamate «divine madri»  – istruivano le novelle ostetriche. Donna medico di rilievo fu Peseshet ( circa 2000 a.c) che divenne addirittura supervisore di medici uomini.

MESOPOTAMIA  = I medici si identificavano come sacerdoti, vivendo nei templi ai quali accorrevano i malati. Alle donne era concesso esclusivamente il ruolo di entu (sacerdotesse -prostitute). Vivevano in un convento attiguo al tempio ed erano a totale disposizione di sacerdoti e di pellegrini che offrivano favori per poter giacere con loro. Accoppiarsi con una sacerdotessa permetteva una totale purificazione.

CINA = In Cina alle donne, per un lunghissimo periodo, venne concessa la possibilità di praticare esclusivamente l’ostetricia. A partire dalla dinastia Han (206 a.C. – 220 d.C.) si iniziò a parlare di donne medico che contribuirono al fiorire delle specializzazioni (in grossi vasi, nella febbre..).

GRECIA = Era proibito alle donne studiare medicina, a loro erano riservate le prestazioni ostetrico – ginecologiche. Una donna, Agnodice, decise di ribellarsi
a questa imposizione. Si tagliò i capelli e assunse le sembianze di un efebo. Fingendosi maschio si iscrisse alla prestigiosa Scuola di Medicina di Erofilo. Grazie alla sua abilità e fama scatenò la gelosia di diversi medici portando gli Anziani dell’Aereopago ad indagare su di lei. Fu grande lo sgomento quando Agnodice dichiarò di essere una donna. L’affronto fu tale da farla rinchiudere in una prigione, ma grazie alle accese proteste delle donne dell’epoca Agnodice venne liberata e venne concesso alle donne di studiare e praticare medicina.

Alto Medioevo

Durante l’Alto Medioevo (476 d.C – 1066 d.C). in Europa la medicina subisce un «ristagno» pressoché generale. In controtendenza a Salerno si amplia e consolida una Scuola medica che integra le conoscenze occidentali con quelle dei medici arabi.
Ma non solo, nella Scuola Salernitana hanno accesso anche le donne. Tra le mulieres salernitanae, donne che insegnano e studiano medicina a Salerno, particolarmente notevole è la figura di Trotula de Ruggiero.
Trotula nacque a Salerno, nell’XI secolo, dalla nobile famiglia dei De Ruggiero. Grazie alle origini aristocratiche poté frequentare la prestigiosissima Scuola Medica di Salerno e laurearsi in medicina. La sua straordinaria intelligenza e le sue innate capacità fecero si che divenne in breve tempo insegnante della Scuola stessa. Si sposò ed ebbe 2 figli. La sua fama fu tale che medici di tutta Europa si recavano a Salerno per consultarsi con lei. Rodolfo il Monaco racconta che, in visita a Salerno nel 1059, incontrò solo «una certa colta matrona» in grado di tenergli testa. Morì nel 1097.
Fu una dei primi medici ad occuparsi di pediatria e di malattie prettamente femminili, fino ad allora poco considerate. Si concentrò sul concepimento, sulla gravidanza, sul momento del parto e sulla sterilità . L’enorme quantità di nozioni da lei scoperte e conosciute è riportata in due trattati:
-“Trotula major» , sulla ginecologia e l’ostetricia
-“Trotula minor”, dedicato alla cosmesi.
Fu la prima a descrivere i metodi per il controllo delle nascite, le possibili ragioni e i trattamenti per l’irregolarità del ciclo mestruale, a classificare le patologie ginecologiche in relazione anche alla conformazione fisica della donna, ad individuare le posizioni assunte dal feto nell’utero.
Per prima affermò che le ragioni della sterilità possono risiedere sia nell’uomo che nella donna, permettendo alle donne di spogliarsi in parte della ingiusta stigmate che era stata loro conferita. Trattò anche di epilessia e di malattie odontoiatriche e delle gengive.

Gli studiosi a lei contemporanei avevano una grande stima nei suoi confronti. B. Thomasset (sec. XI) scrisse di lei “Vi dico di una donna filosofa di nome Trotula che visse a lungo e fu assai bella in gioventù e dalla quale i medici traggono grande autorità e utili insegnamenti sulla natura delle donne”. Inoltre l’essere donna e medico insieme le garantirono stima e fiducia enormi da parte delle sue pazienti.
I suoi scritti vennero utilizzati fino al 1600 come testi classici presso le Scuole di medicina più rinomate. Il «Trotula Maior» venne trascritto più volte nel corso del tempo. Purtroppo però, come altri testi scritti da una donna, venne impropriamente attribuito ad autori di sesso maschile: ad un anonimo, al marito o ad un fantomatico medico «Trottus». Nel XIX secolo lo storico tedesco Karl Sudhoff negò la possibilità che una donna avesse potuto scrivere un’opera così importante e cancellò la presenza di Trotula dalla storia della medicina. La sua figura fu per fortuna riabilitata grazie agli studi di fine ‘800 condotti da diversi storici italiani.

Pieno Medioevo

Durante il Medioevo Centrale (1001 d.C.– 1300 d.C) erano gli ordini religiosi medievali ad occuparsi dell’assistenza a malati e feriti soprattutto durante le crociate. Le monache erano deputate però esclusivamente al ruolo di infermiere. Fa eccezione una delle prime donne di scienza, la «Sibilla del Reno» Ildegarda di Bingen.
Ildegarda di Bingen nasce nel 1098 a Böckelheim. Sin dalla prima infanzia beneficia di visioni soprannaturali. Il suo più grande desiderio è quello di approfondire ogni aspetto dello scibile, dalla cultura umanistica a quella scientifica. A 15 anni prende il velo diventando sorella dell’Ordine benedettino, a 26 anni è già Badessa grazie alla stima guadagnata per la sua cultura e la perizia nella assistenza ai malati. Nel 1141 una voce misteriosa le comanda di scrivere per il bene dell’umanità. Fonda quindi un nuovo monastero su un’altura presso Bingen dove si dedica alla scrittura e alla pratica della sua esperienza medica. La sua fama si sparge oltre i confini della Germania, intraprende anche una fitta corrispondenza con diversi pontefici e con l’imperatore Federico Barbarossa. Muore nel 1182, al suo funerale una gran folla le rende omaggio.
Due sono le opere più importanti:

  • Causae et curae tratta di anatomia, embriologia, genetica, fisiologia, patologia e terapia. Parla delle varie funzioni del corpo, in particolare di quelle cerebrali e della produzione delle sensazioni. Ritiene che sia il sistema nervoso ad influenzare il sonno. Descrive l’anatomia degli organi interni e accenna al fenomeno della circolazione del sangue. Tratteggia la patogenesi della calvizie. Espone anche alcune considerazioni sul sesso e sulle caratteristiche fisiologiche del piacere sessuale femminile, come le contrazioni vaginali e la compressione del pene da parte dei muscoli vaginali.
  • Pysica, tratta in gran parte dei rimedi che possono derivare dal mondo animale, vegetale e minerale. Particolari virtù vengono ascritte alle pietre, specificatamente all’auroterapia.

Oltre ad intrattenere con lei una fitta corrispondenza, Papa Eugenio III nel 1147 convocò a Treviri un Concilio per giudicare la validità delle opere della monaca. Il giudizio fu unanimemente favorevole. La progressiva accettazione da parte del potente mondo maschile e della Chiesa le permise di continuare la sua opera con maggiore enfasi ma soprattutto di evitare una scomunica.
Il medico Guy de Chauliac, nella prima metà del Trecento, accenna ad Ildegarda di Bingen nel suo libro «Chirurgia Magna» collocandola a livello più basso rispetto all’operato dei medici maschi medievali ma non formula commenti ostili sulla sua abilità tecnica. La figura di Ildegarda nei secoli non è stata bistrattata quanto quella di Trotula, soprattutto perché è sempre stata considerata principalmente una teologa, una mistica e una filosofa. L’essere vista come una figura religiosa, una monaca e una profetessa, piuttosto che una donna di scienza la ha protetta dall’oblio sui libri di storia medica.

Basso Medioevo

A partire dal 1300 fino alla fine del 1400, con il fiorire delle prime università, in Italia e nel resto d’Europa, diventa obbligatorio superare una serie di esami per poter esercitare la pratica medica.

All’università la prevalenza dei maschi è sempre schiacciante anche a causa del pregiudizio che la donna non abbia l’attitudine fisica e psicologica a fare il medico. «Val più tosto morire che per mano di donna esser guarito» detto che verrà ripetuto per secoli. Le eccezioni non mancano, ad esempio in Germania alla fine del Trecento sono quindici le donne in possesso di regolare licenza per esercitare la medicina. Nonostante ciò, è quasi impossibile ritrovare nei libri di Storia della Medicina memorie di medico donna di questo periodo storico.

Dal 1500 al 1700

Nel corso di questi secoli, la maggiore attività delle donne in campo sanitario è quella di ostetrica o levatrice. Tuttavia, anche in questi anni, alcune donne, nella maggior parte dei casi per una serie di circostanze fortuite, riescono ad accedere allo studio delle scienze mediche e ad apportare il loro contributo per l’evoluzione delle stesse.
Le levatrici erano molto spesso mogli o figlie di barbieri-chirurghi che facevano il loro tirocinio in famiglia. Oltre ad assistere ai parti, curavano con decotti di erbe, pozioni misteriose, unguenti, occupandosi anche di disfunzioni sessuali.
Alcune levatrici hanno meritato l’attenzione della storia. Tra le più significative, Madame Louise Boursier che imparò l’ostetricia dal marito. Scrisse il primo libro dell’era moderna sulla pratica ostetrica, descrisse l’anatomia femminile, le fasi della gravidanza, le anomalie del parto, le posizioni del feto e i sintomi della morte in utero, l’aborto e le cause della sterilità. Fu l’ostetrica personale della regina Maria de’ Medici. Oppure Marie Anne Victorine Boivin che inventò lo specolo vaginale e fu tra le prime ad usare lo stetoscopio per ascoltare il battito cardiaco del feto attraverso l’addome materno.

Anna Morandi Manzolini

“Preparò alcune tavole che rappresentavano gli organi di senso nell’uomo, e le fece tanto conformi al naturale da poter istruire coloro che ne erano interessati, senza che nulla sembrasse mancare allo stile per la verità e all’artefice per la cognizione della scienza anatomica”

S. Canterzani (1783)

Anatomista e scultrice italiana, nacque a Bologna il 21 gennaio 1714. Studiò disegno e scultura, proprio nel corso dei suoi studi conobbe Giovanni Manzolini, professore di anatomia, che divenne suo marito. Lavorando a stretto contatto con lui iniziò a studiare l’Anatomia apprendendo alcuni degli insegnamenti che più le sarebbero serviti nella sua pratica futura. Quando il marito si ammalò, Anna ottenne un permesso speciale per poter insegnare in sua vece. Grazie alla sua forza ed intelligenza andò oltre il pregiudizio di chi non la riteneva all’altezza di tale ruolo. Alla morte di Manzolini ricevette la nomina di docente ufficiale di Anatomia e modellatrice in cera presso l’Università di Bologna raggiungendo un successo artistico e accademico superiore a quello raggiunto dal consorte. Venne insignita di notevoli riconoscimenti ed era desiderata da diverse corti europee. Alla sua morte, sulla sua lapide venne definita «moglie amorevole e madre». Solo nella terza riga si legge «artista colta ricercatrice insegnante brillante» come a voler ristabilire il giusto ordine.
Abile realizzatrice di modelli anatomici in cera, ebbe la dote di saper coniugare lo studio teorico e la pratica anatomica. Infatti prima dissezionava i cadaveri per poi modellare con la cera i preparati anatomici di ciò che osservava. Tra i modelli a lei ascritti ci sono in particolare rappresentazioni dell’occhio, dello scheletro e dell’apparato genitale maschile. Le viene inoltre attribuita la scoperta dei corretti capi di inserzione del muscolo obliquo inferiore dell’occhio. La peculiarità rispetto all’epoca è che la Morandi considerava necessario approfondire l’analisi descrittiva dei singoli particolari morfologici e funzionali del corpo umano piuttosto che trasmettere l’idea tecnico-artistica della perfetta armonia delle forme corporee. I modelli anatomici giunti fino ai nostri giorni sono conservati presso Palazzo Poggi a Bologna.

Il 1800

L’egemonia maschile in medicina continua per secoli ovunque. L’accesso agli studi e di conseguenza la possibilità di poter praticare la medicina sono vietati alle donne. Alcune di loro per poter superare questo ostacolo si travestiranno da uomini. Anche negli Stati uniti la figura di medico è prerogativa maschile, alle donne è concessa solo il ruolo di levatrice. Grazie alle proteste delle femministe del tempo si apre l’epopea delle pioniere americane. C’è l’esigenza storica della presenza di dottoresse, in quanto molte donne sono riluttanti a parlare dei propri sintomi con un medico uomo.

JAMES BARRY – l’Agnodice moderna
La carriera del dottor James Barry assume contorni abbastanza grotteschi. Laureato ad Edimburgo ed ufficiale medico dell’esercito inglese nella prima metà dell’Ottocento, è gratificato per quasi cinquant’anni della reputazione di abile chirurgo. Presenta una figura minuta, la voce stridula e il volto completamente glabro.
Nonostante questo, Barry non suscita mai sospetti circa la sua virilità perché ha modi spicci e un carattere aggressivo. Alla sua morte però l’autopsia rivela che è una donna! L’Associazione Medica e il Ministero della Guerra rimangono così sconcertati e imbarazzati che decidono di tenere segreta la loro scoperta ai posteri. Il dottor Barry viene sepolto ufficialmente come uomo. Solo intorno al 1950 la storica Isobel Rae ottenne il permesso di accedere ai documenti dell’esercito e svelò la verità.

LE PIONIERE AMERICANE
Approfondiscono le basi di ginecologia, ostetricia e pediatria. Inaugurano la medicina preventiva e umanizzano il lavoro medico.
Ricordiamo:
ELIZABETH BLACKWELL = arriva a New York dall’Inghilterra nel 1832. Nel 1845 si fa strada nell’animo di Elizabeth l’idea di diventare medico. Invia la domanda di iscrizione a diverse scuole di medicina. Ottiene solo netti rifiuti tranne dal College di Geneva dove viene ammessa non senza difficoltà.
Il preside della Facoltà, infatti cerca di far votare i suoi studenti contro l’ammissione della donna a Medicina ma i ragazzi appoggiano la Blackwell. Successivamente le viene negato l’accesso alle lezioni di anatomia dell’apparato genitale maschile, ma ancora una volta Elizabeth riesce a superare il divieto. Si laurea nel 1849.
ANN PRESTON = Dopo essere stata respinta da quattro scuole mediche riesce a laurearsi al Woman’s Medical College di Filadelfia, prima facoltà di Medicina per sole donne. Nel 1854 il collegio di Filadelfia la nomina docente di fisiologia e igiene e nel 1861 riesce ad aprire un ospedale annesso al College stesso.
MARIE ZAKRZEWSKA = Di origine tedesca, viene iniziata all’ostetricia dalla madre levatrice. Arriva a
New York nel 1853 e riesce ad accedere alla facoltà di medicina del College di Geneva. Dopo la sua ammissione però, professori e studenti firmano una petizione che blocca l’accesso delle donne in quella scuola per 25 anni. Nonostante l’ostilità che la circonda riesce a laurearsi con il massimo dei voti. Nel 1857 apre insieme alle sorelle Blackwell la New York Infirmary per donne e bambini e nel 1861 il New England Hospital for Women and Children.
MARY PUTMAN JACOBI = Figura più prestigiosa tra le lady doctors. Nel 1863 a vent’anni si diploma in farmacia a New York. Subito dopo per merito della sua intelligenza prende la laurea in Medicina al Woman’s Medical College. Completa il suo tirocinio sotto la guida della dottoressa ‘’Zak’’ e si reca poi in Francia per accrescere la sua esperienza clinica. Qui viene ammessa all’École de Médicine. Una volta laureatasi, nuovamente con lode, ritorna a New York nel 1871 dove viene nominata professoressa di Materia Medica presso la New York Infirmary. Diventa l’alfiere e il portavoce del movimento medico femminile. E’ convinta che sia la preparazione scientifica sia la compassione per chi soffre siano essenziali per diventare un bravo medico.

Alla fine dell’Ottocento nessuno può ignorare il livello professionale raggiunto dalle donne in medicina. Molti centri iniziano ad accettare le dottoresse sia come clinici che come docenti e in alcune università cade il divieto d’iscrizione per le donne. Per questo motivo nel 1899 il Women’s Medical College chiude. Si apre una breccia storica. La medicina americana non discrimina più le donne e non privilegia più gli uomini.

Inizio 1900

All’inizio del 1900 le dottoresse americane sono centinaia. Iniziano a dedicarsi anche alla ricerca e pubblicano i loro lavori su testate scientifiche di prestigio. Dorothy Reed, patologa alla Johns Hopkins University descrive per prima le cellule tipiche del linfoma di Hodgkin. Ruth Tunnicliffe fa carriera come brillante batteriologa. Florence Sabin si distingue nelle ricerche sull’anatomia del sistema nervoso.
Nonostante questo però gli storici considerano il periodo che va dal 1900 al 1965 come gli «anni bui» delle donne medico. Questo perché c’è lo smarrimento dello slancio pioneristico del secolo precedente e si registra una certa resa alla risorgente (o mai spenta) discriminazione esercitata dalle istituzioni universitarie e ospedaliere. Inoltre le scuole mediche per donne, considerate non al passo con i tempi, sono costrette a chiudere. A tutto questo si aggiunge il fatto che la donna è vista ancora principalmente solo come una madre o come una compagna.
Anche in questo contesto però ci sono delle illustri eccezioni come nel caso di Helen Taussing.

HELEN TAUSSIG e i bambini blu
E’ la fondatrice della cardiologia pediatrica. Incarna un irrepetibile mix di scienza pura e calore umano.
Nasce a Cambridge nel 1898. Fa domanda d’iscrizione alla Facoltà di Medicina di Harvard, il preside le dice che può iscriversi ma non le assicura una laurea.
Helen rifiuta. Riesce a studiare istologia a Harvard e anatomia all’università di Boston per poi prendere la laurea in Medicina alla Johns Hopkins Medical Schools nel 1927.
Ottiene una borsa di studio in cardiologia alla Hopkins Heart Station per poi diventare medico responsabile dell’unità di cardiologia pediatrica. All’inizio degli anni Trenta Helen comincia il suo lavoro nella cura dei bambini il cui cuore è leso dalla febbre reumatica. Compie un importante studio delle alterazioni dimensionali e morfologiche del cuore e delle anomalie della vascolarizzazione dei polmoni per mezzo di fluoroscopia e radiografia. Le informazioni ottenute vengono raccolte nel libro “Congenital malformations of the heart”.
Studiando attentamente i piccoli pazienti affetti da tetralogia di Fallot nota che quelli con persistenza del dotto arterioso di Botallo hanno un decorso migliore. Il dotto infatti permette all’aorta di spingere sangue arterioso nei polmoni, aiutando ad ossigenarli. Capisce quindi che per curare i bambini blu occorre costruire un’anastomosi che convogli il sangue dall’arteria polmonare ristretta verso i polmoni. Consulta i chirurghi Alfred Blalocke il suo assistente Vivien Thomas. Blalock accetta la sfida e incarica Thomas di esercitarsi a creare, operando sugli animali, un’anastomosi tra l’arteria succlavia destra e l’arteria polmonare in modo da dirottare parte del sangue della prima verso la seconda. La tecnica viene saggiata almeno 200 volte e si dimostra efficace.
L’occasione per tentare questa nuova tecnica chirurgica si presenta quando Eileen Saxon, paziente di 11 mesi, si ritrova in bilico tra la vita e la morte. E’ proprio questo il caso su cui tentare in quanto non si eseguono nuovi interventi chirurgici su pazienti in condizioni stabili. Il 22 novembre 1944 Blalock e Thomas portano a termine il primo intervento di anastomosi tra succlavia e polmonare. Durante il decorso postoperatorio, essendo instabili le condizioni della bambina, la Taussig rimane costantemente a monitorare la situazione. A partire dal terzo giorno la condizione di Eileen si stabilizza e la sua pelle si schiarisce gradualmente. Una volta certi del successo di questa prima operazione, Helen e Blalock ripetono l’intervento più volte con risultati di volta in volta migliori. Si diffonde la notizia della speranza di poter salvare i bambini blu ed iniziano ad arrivare pazienti da ogni parte del mondo. Oggi l’intervento di Blalock e Taussig costituisce il primo tempo della tecnica di correzione completa della tetralogia di Fallot.
Nel 1959 è la prima donna ad ottenere la nomina di Full Professor alla Johns Hopkins University. Si adopera attivamente in numerose battaglie civili, come quella per la liberalizzazione dell’aborto negli Stati Uniti o dell’importanza della vivisezione nella ricerca scientifica.
Inoltre contribuisce ad identificare il ruolo del farmaco Talidomide nella nascita di diversi bambini focomelici da mamme che ne avevano fatto uso.

Fine 1900

Finalmente, a partire dal 1970, si assiste ad un ritorno di massa delle donne alla medicina. La ventata neofemminista di questi anni infrange tutte le residue barriere che in epoche precedenti hanno impedito alle donne di raggiungere i loro obiettivi, questo consente ad un numero crescente di donne di intraprendere la carriera di dottoresse o di ricercatrici biomediche.
Nei contributi scientifici pubblicati sulle riviste più autorevoli iniziano ad allinearsi indifferentemente firme maschili e femminili. Sono numerose le donne che diventano parte integrante e fondamentale di diversi gruppi di ricerca in laboratorio e in clinica. Il premio Nobel per la medicina viene assegnato più volte ad una donna.
Tra le donne medico di spicco della seconda metà del ‘900 ricordiamo:
CHARLOTTE FRIEND, virologa = Scopritrice del Friend Virus, ceppo del virus della leucemia murina, studia il possibile ruolo del sistema immunitario nello sviluppo delle malattie ed è tra
le prime ad introdurre il concetto di oncovirus.
VERA PETERS, oncologa = Dimostra che i pazienti malati di linfoma di Hodgkin possono essere curati mediante alte dosi di radiazioni e che una quadrantectomia seguita da radioterapia è efficace quanto una mastectomia radicale in molte pazienti con carcinoma della mammella.
ANTONIA C. NOVELLO, nefrologa = Di origini portoricane, si trasferì negli Stati Uniti per la specialistica. Nel 1990 diventa la prima dottoressa a capo del Servizio di salute pubblica statunitense in qualità di «Surgeon General» cioè consulente generale della salute nazionale.
FRANCA FOSSATI BELLANI, oncologa = Aiuta a porre le basi della chemioterapia antitumorale in Italia. Ha contribuito alla creazione, presso l’Istituto nazionale dei Tumori di Milano, del primo reparto di oncologia pediatrica in Italia, del quale diventa primaria per diversi anni approfondendo diverse problematiche delle patologie stesse.

Il nuovo millennio

La scienza di oggi non traccia più linee di demarcazione tra uomini e donne, facendo apparire anacronistiche le discriminazioni antifemminili di un tempo. Le barriere dei pregiudizi e delle discriminazioni sono definitivamente cadute. C’è una nuova demografia professionale che vede le donne presenti nel settore accademico e in quello della pratica clinica.
Non è più un caso o una rarità la presenza di lezioni tenute da professoresse regolarmente titolari di una cattedra universitaria, così come sono frequenti le donne primario o a capo di qualificati gruppi di ricerca. Allo stesso modo sono presenti donne che sono state elette presidi di facoltà e rettori universitari.
Negli anni Ottanta più del 30 per cento delle domande di iscrizione alla facoltà di Medicina nei paesi occidentali viene rappresentata da studentesse. Agli inizi degli anni Novanta le donne rappresentano almeno un terzo della popolazione studentesca. Oggi circa uno studente universitario su due è femmina.
E’ importante ricordare sempre di non perdere di vista i motivi ideali della propria scelta, puntando a valorizzare il proprio ruolo acquisendo determinazione, capacità organizzative e propensione all’approfondimento in memoria di tutte le donne alle quali questa possibilità è stata negata o il cui ruolo è stato sminuito.

“Non ho dubbi che in futuro uomini e donne, in varie proporzioni, saranno uniti in ogni atto della vita”

Elisabeth Blackwell (1853)

Bibliografia

  • Bonadonna G. Donne in medicina, Le protagoniste di una scienza che è anche un’arte. Milano: Rizzoli Editore, 1991
    «Il Nobel alle donne» capitolo undici, pagine 215 – 216
    «Mandateci una buona dottoressa» capitolo otto, pagina 175- 177
    «Le dame di scienza» capitolo otto, pagine 177–178; 179 – 180
    «Aria nuova nel nuovo mondo» capitolo otto, pagine 180-182; 186
    «Le pioniere americane» capitolo nove, pagina 187
    «The lady as a doctor» capitolo nove, pagine 188-194
    «Aspirazioni e pregiudizi» capitolo nove, pagine 194-195
    «Il ventesimo secolo» capitolo nove, pagine 197 – 201
    «Helen Taussig e i bambini blu» capitolo dieci, pagina 203
    «La conquista del cuore» capitolo dieci, pagine 206 – 208; 209 – 210
    «Una donna di coraggio» capitolo dieci, pagine 211 – 213
    «Generosa di sapere e di affetti» capitolo dieci, pagina 214
    «Medici donna del nostro tempo» capitolo dodici, pagine 245 – 246
    «Franca, leader in oncologia pediatrica» capitolo dodici, pagina 254
    «Le donne in medicina» capitolo quattordici, pagina 298-299
    «La medicina del futuro in mano alle donne?» capitolo quattordici, pagina 287
  • Sterpellone L. Stratigrafia di un passato, Storie parallele della Medicina. Milano: Puntoelinea Editore, 1991
    «L’ordine dei medici del faraone» pagina 17
    «Regole di ferro per il medico cinese» pagina 31
    «Templi, medici e.. sacerdotesse» pagina 36
    «Donna medico ad Atene» pagina 65
    «La Scuola Salernitana» pagine 118-119
    «Una ‘santa’ medico: Ildegarda di Bingen» pagine 114-115
    «H.B. Taussig: la fata dei bambini blu» pagina 335
  • Trotula de Ruggiero. Ultima consultazione il 15 ottobre 2019. Disponibile al sito:
    http://www.universitadelledonne.it/trotula.htm
  • Dronke P. Donne e cultura nel Medioevo, Scrittrici medievali dal II al XIV secolo. Farigliano: il Saggiatore, 1986
    «Ildegarda di Bingen» capitolo sei, pagine 195 -196-197; 199-200-201; 225; 227; 230; 255
  • Anna Morandi Manzolini. Ultima consultazione il 16 ottobre 2019. Disponibile al sito: http://scienzaa2voci.unibo.it/biografie/78-morandi-manzolini-anna
  • Anna Morandi Manzolini. Ultima consultazione il 16 ottobre 2019. Disponibile al sito: https://it.wikipedia.org/wiki/Anna_Morandi_Manzolini
  • Anna Morandi Manzolini. Ultima consultazione il 16 ottobre 2019. Disponibile al sito:
    https://scientificwomen.net/women/manzolini-anna-60
  • Charlotte Friend, visitato il 9 Marzo 2020. Disponibile all’indirizzo: https://en.wikipedia.org/wiki/Charlotte_Friend
  • Vera Peters, visitato il 9 Marzo 2020. Disponibile all’indirizzo: https://en.wikipedia.org/wiki/Vera_Peters

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